Matrioska


I soggetti delle sue opere sono uomini e donne, senza un’identità precisa. Il volto non compare quasi mai, se non in porzioni frammentate, suggeriti dalla stessa forma pittorica. Sono celati dietro a una "maschera-testa", realizzata spesso con materiali di recupero, oppure oggetti di uso quotidiano, che poi vengono manipolati attraverso l’assemblaggio o dipinti in modo da diventare parte integrante dell'opera, dando vita a una installazione pittorica.

Le donne dipinte da Mercati, non hanno un’identità specifica, poichè interpretano, nella loro compostezza, l'universalità del femminile, che fa leva nella forza del loro persistere. Quasi come se quella maschera non servisse solo a celare, ma anche a trattenere, a contenere e a resistere sotto il peso indossato.

Nella serie di opere Matrioska, le figure femminili sono avvolte da uno scenario oscuro, come se mancasse la luce, l’aria, il respiro, in una sorta di asfissia psichica, quasi a voler trasmettere a chi le guarda, il disagio della loro apnea, dell’attesa perpetua, accentuata dal silenzio del nero.

Soffermandoci a guardarle più a lungo, senza distogliere lo sguardo, si rimane disorientati dalla dignità che mantengono, dal loro portamento, dal modo con il quale riescono a sorreggere e sorreggersi. Queste figure dall’identità “censurata”, spesso appiattite dalla pittura, sono riscattate dal nero stesso, ancora più intenso, riuscendo a imporre una presenza femminile capace di svelarsi anche nella mancanza. Dimostrando di saper dominare se stesse, nonostante il buio.

L’opera di Mercati, non mira a denunciare una condizione attraverso la censura, piuttosto sembra essere in cerca di una redenzione, per reagire al buio stesso, dimostrando così che anche la luce abbagliante, annulla e cancella esattamente come l’oscurità più profonda.

Poiché solo quando ci abituiamo al buio, possiamo accorgerci che il nero assoluto in natura, non esiste.

 

laria Margutti

 

 

 

Installazione

smalti su tela e nastro carta

registrazione audio a loop